sabato 23 agosto 2025

Cento anni di forza e di diletto


Cento anni di forza e di diletto


Per la Rupe nazionale dei Consigli di Branco - Aprile 2016

nel Centenario del Manuale dei Lupetti

Anno santo straodinario della Misericordia

lunedì 18 ottobre 2021

CACCIA AI CUCCIOLI

«Sii il sogno di Dio»

L'organismo della Conferenza episcopale italiana Missio, ha dato questo tema al percorso di formazione missionaria per i bambini e i ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni. Essendo giunti alla ripresa di tante attività educative per bambini e ragazzi, anche il metodo lupetto può concorrere a far recepire questo messaggio a tanti bambini che frequentano già le attività lupetto. 

Scorrendo la storica rivista Jaa!!! del 15 ottobre 1958 ho trovato questa copertina con san Daniele Comboni , missionario, che raccoglie intorno a sé bambini di varie nazionalità. Così anche Akela e i Vecchi Lupi non stanno ad aspettare, ma si muovono consapevoli della bontà di un metodo che davvero può far sognare i bambini e comunicare loro: sei il sogno di Dio!



Jau!!! N. 15. Anno XIII - 15 ottobre 1958


«Calma sapiente» è il motto scelto dall'Ufficio catechistico della mia Diocesi per riavviare la catechesi dei bambini e dei ragazzi. C'è ancora tanta apprensione e tensione nell'aria anche per le attività di Branco. C'è però attesa e speranza perché c'è un asso nella manica che lo Scautismo ha: la vita all'aperto, l'attenzione alla salute, la cura di sé e degli altri. Non è cosa da poco conto in tempo di covid-19!

Il richiamo è stato immediato: Kaa, che invita sempre Mowgli a non essere impulsivo, a comprendere la propria emotività. verrebbe voglia di aprire tutto e subito: la verità è che c'è bisogno di formazione e di ascolto della realtà in cui siamo inseriti, occorre prestare attenzione a nuovi disagi e a tanta sfiducia, c'è bisogno di rinserrare le fila tra chi vuole prendersi la responsabilità di un servizio educativo che più di sempre necessita di competenza, capacità di ascolto, maturità personale.

Il tempo di covid ha inciso sulle modalità di apprendimento dei bambini, sull'uso delle tecnologia e conseguentemente sulla struttura della loro memoria come della fantasia. È davvero necessario riprendere in mano strumenti antichi per rinnovare le risorse metodologiche che il metodo offre.

Nel Vangelo c'è l'immagine dello scriba che diventa discepolo del regno dei cieli: per questo è simile ad un padrone di casa che sa estrarre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche (Mt 13,44-52). Se prendiamo spunto da queste poche parole dell'evangelista Matteo, possiamo intravvedervi un cammino di formazione dove la padronanza del metodo, acquisita anche con l'esperienza e il tempo, diventa un patrimonio dal quale attingere non solo testi fondamentali, ma soprattutto criteri di fondo, principi educativi basilari, che permettono al Lupettismo di adattarsi costantemente alle situazioni più disparate, restando fedeli al metodo di B.-P. e nella tradizione del lupettismo cattolico italiano

Con calma sapiente, un vecchio Lupo dal pelo coloro tasso del Sud mi ha raccontato l'avventura di giocare con il Branco nella piazza del paese: un modo di rendere partecipi almeno con lo sguardo altri bambini ed incuriosire genitori i quali più che mai cercano alleanze per 'educazione dei propri figli.

Riprendo il catechismo con due gruppi di dodici bambini l'uno in età lupetto/coccinella, mi sono reso conto di alcuni bisogni (il gioco), di alcune risposte (mediante il gioco), che con il metodo possiamo offrire ai bambini in spazi aperti e pensando alla loro formazione umana e cristiana.

Buona caccia

don Angelo Balcon

Di seguito un vecchio articolo del 2016: caccia ci cuccioli. Con le reti di Pietro

mercoledì 20 gennaio 2021

Formarsi in attività

Formarsi in attività

Alcuni spunti di riflessione per capire dove andiamo a parare quando decidiamo di dedicare del tempo per la formazione


Ha attirato la mia attenzione questa copertina di Jau!! del 15 marzo 1951: una campana che suona a festa dove le note non sono solo una, ma tante.

È una immagine che può essere un simbolo: quello della ripresa a pieno ritmo delle attività in presenza e dunque anche la formazione Capi, compresa quella metodologica. Tutti stiamo aspettando il momento del ritorno alla normalità anche se dovremo fare i conti con una normalità diversa da schemi prestabiliti

Ma la campana in sé ci richiama anche il peso di un tempo che ci tiene "compressati" davanti ad un video, dentro casa nostra: e tante energie che abbiamo visto in giro sono in attesa di essere liberate. per quel che ci riguarda quella che chiamiamo passione educativa. Senza di essa sarebbe come pretendere che un'ottima semente fiorisse e portasse frutto senza la terra, l'acqua, il calore del sole.

Le attività di formazione capi sono sempre delicate: la qualità della conoscenza del metodo è determinante per le attività che si vanno a proporre ai bambini. Per questo deve essere entusiasmante, "prendere" corpo e cuore, mente e mani, non deve essere scontata nei linguaggi con cui si comunicano i contenuti fondamentali.

Parimenti la qualità e la consistenza del Capo che la propone non può essere mediocre, senza una visione di insieme, senza prospettiva, senza una sintesi delle propria vita intorno ai valori della promessa e della legge, del proprio impegno a servire, ed ancora senza una riflessione personale che nasce dal confronto con la realtà, dallo studio e dall'approfondimento di temi educativi, da percorsi auto formativi, dalla cura di una personale vita di fede e di confronto stabile con il Vangelo o una varietà di relazioni maturanti.

La formazione metodologica degli Aiuti e dei Capi in servizio educativo non può essere sufficiente se non stimola in essi quella "sete di sapere" che, Gioco-Tecnica-Giungla e Famiglia Felice, fanno crescere nei Lupetti. Una sete di sapere a tutto campo, dove e conoscenze si affrontano con serietà, e dove le conoscenze aprono alla vita, quella eterna compresa....

La conoscenza degli aspetti tecnici del metodo non basta da sola a fare un Vecchio Lupo se essa non si mette in relazione con la fase concreta della vita del Rover o del Capo. Essa è sempre un incontro, un dialogo tra Capi più esperti e giovani che stanno crescendo anche nelle loro convinzioni e stanno maturando scelte di vita, mentre vivono il "loro" presente con le difficoltà dell'oggi.

La formazione metodologica infatti non è astratta: si compie e si propone a giovani o adulti in un tempo ben preciso della loro vita. Essa non è pertanto sufficiente se non tocca le loro persone e non si incastona significativamente nella loro vita. Essa non è efficace se i destinatari - nel momento in cui andranno a rivedere i loro appunti cercando di ricomporre in modo personale gli elementi appresi - non rivedono il Treppiede come fosse la struttura concreta della propria vita e proprio, o solo per questo, esso è sintesi di un metodo educativo e può parlare alla vita di altri in modo comprensibile.

La Giungla cos'è per un giovane o un adulto se non quel mondo di simboli di cui ci nutriamo per dare senso al dolore, alla lotta, al sacrificio, alle ingiustizie da combattere, dal male da estirpare? La Tecnica cos'altro è se non una serie di abilità complessive ed articolate tra loro che ci aiutano a crescere nella libertà e a metterci a servizio del prossimo? Il Gioco cos'è se non una metafora della vita, con le sue relazioni, il senso di responsabilità che essa richiede, la capacità di rispondere alla propria vocazione sapendo giocare dal proprio posto, guardandosi intorno e rispettando regole comuni per averle fatte proprie? La Famiglia Felice cos'è se non l'immagine concreta di un mondo trasfigurato da un Amore più grande e dalla gioia di averlo condiviso con altri?

Da qui l’importanza di saper fare bene tutte le cose richieste dalla vita di Branco, dal conseguire i Brevetti di Aiuto e di Capo come risposta a quanto i Lupetti ci chiedono e all'altezza della domanda di vita con la quale essi si presentano in attività. Dunque è necessario saper raccontare magistralmente, di saper lanciare il gioco senza distruggerne gli obiettivi educativi, saper cantare con gioia e presentare un canto o un nodo, saper programmare le attività per aver compreso i principi educativi fondamentali, diventare progressivamente consapevoli delle possibilità che il metodo offre utilizzandone i testi fondamentali.

Sappiamo però che tutto questo non ci basta se non si prende in mano il Vangelo per misurarci con la vita di Gesù: «Abbiamo a disposizione un tesoro di vita e di amore che non può ingannare, il messaggio che non può manipolare né illudere. È una risposta che scende nel più profondo dell’essere umano e che può sostenerlo ed elevarlo» [Evangelii Gaudium 265]. Senza questo confronto, senza un dialogo tra Vangelo ed elementi del metodo, la giungla sarebbe da sola un ambiente cinico e affatto accogliente, la tecnica sarebbe finalizzata a se stessa ed in vista di un’autonomia soggettiva piuttosto autoreferenziale; il gioco semplicemente come un riempitivo per mezzo del quale trasmettere conoscenze e suscitare abilità, la famiglia felice come un insieme di scherzi canti e danze che fano star bene quanto una via di fuga temporanea dalla propria realtà.

Si partirebbe pertanto con il piede sbagliato se si intende la formazione metodologica come un’occasione, seppur strutturata, nella quale si offrono e si mostrano strumenti da estrarre dalla propria cassetta come semplici attrezzi, se anche non si trasmette con chiarezza che quegli strumenti andranno a pungolare un'umanità in crescita, un mondo interiore che si sta sviluppando, un corpo di cui si sta prendendo misura conoscendone limiti e forza.... Ovvero se non si ha chiaro fin dal primo momento che tutto ciò che va sotto il nome di formazione capi, significa anzitutto iniziare un percorso di presa di coscienza di se stessi, della ricchezza della propria personalità che si va inserendo in una comunità di bambini con ruolo e responsabilità ben precise da condividere, in atteggiamento di ascolto reciproco, nel Consiglio di Branco. Lì esercitando una pratica antica nella vita della Chiesa, si opera quel discernimento comunitario che permette di camminare insieme in vista di obiettivi successivi, compiendo i passi più opportuni.

Da qualsiasi parte si inizi, da qualsiasi argomento si proponga, è bene avere chiaro che la formazione capi si accompagna ad una maturazione interiore sostenuta dalla vita di Clan, dal Consiglio di Branco, dalla vita nel Gruppo e del Distretto, dal respirare a pieni polmoni insieme alla Chiesa, dal sentirsi inseriti in una vita sociale alla quale il metodo educa.

Soprattutto, per dirla sempre con Papa Francesco, essa avvia processi  nel tempo, nella vita di giovani impegnati nei Branchi, futuri adulti che si stanno mettendo alla prova in vista di una società migliore di quella trovata, sempre perfetta agli occhi di chi li ha preceduti, ma decisamente impoverita dopo l’esperienza della pandemia.

Con questo spirito ho composto un sussidio per chi vuole utilizzarlo a partire dalla indicazioni delle Norme direttive di Branca Lupetti sulla formazione metodologica degli Aiuti Capi branco, e di riflesso, sul cammino di formazione permanente di Vecchi lui color del tasso ed Assistenti che vogliano capirne qualcosa di più.

Clicca sul titolo per andare al testo: “Formarsi in attività”.

Buona caccia

don Angelo Balcon



lunedì 6 luglio 2020

L'allenamento sensi nei testi di B.-P. MdL (1)

L'allenamento sensi nel 

"Manuale dei Lupetti"



La caccia di Kaa è decisamente uno dei racconti più ricchi di particolari con i quali il piccolo Mowgli deve fare i conti. In quel viaggio "aereo", tutto d'un tratto qualcosa scatta nella crescita di Mowgli. La percezione di se stesso cambia radicalmente: la sua vita non è più accompagnata da una presenza amica, ma è letteralmente presa in mano da tante altre presenze sconosciute e inaffidabili. Quante cose cambiano. Nel Manuale dei Lupetti, B.-P, pone le basi dell'allenamento dei sensi nella prospettiva di aiutare il bambino a maturare una propria personalità.
Riguardo al Manuale dei Lupetti vedremo due prospettive: l'uso dei sensi, ovvero cosa B.-P. propone nell'ottavo morso del Manuale dei Lupetti; successivamente un aspetto meno conosciuto: collegare i sensi. Questo secondo passaggio ci mostrerà qualcosa di inedito...
Cliccando sotto si va al testo, sperando di contribure ad un miglior servizio...

don Angelo Balcon

"Manuale dei Lupetti": usare i sensi







mercoledì 27 maggio 2020

L'allenamento dei sensi nei testi di B.-P.

LE BASI FONDAMENTALI DELLO SCAUTISMO


«L'allenamento sensi nei testi di B.-P.»

Prima parte: I Libo dei Capi

Ho trovato questa bella immagine di un capo che tiene saldamente il timone tra le mani e guarda avanti con una certa fierezza. È un'immagine tratta da un testo abbastanza datato di Pierre Delsuc, Michel Menu e altri Capi. Tra i tanti spunti che si possono cogliere, uno mi ha colpito per la sua attualità: «... i giochi all'aperto, individuali o collettivi, gli danno lo sviluppo fisico necessario per compensare la sua vita al chiuso di scolaro e gli assicurano una crescita armoniosa».
Anche le attività di allenamento sensi sono necessarie per uno sviluppo armonico, soprattutto ora dove i sensi sono imbavagliati da guanti e mascherine e si muovono in cerca di nuove possibilità.
Le attività di allenamento sensi sono qualificanti lo Scautismo. Eppure molto spesso sono relegate in qualche angolino delle attività.
Tutto passa attraverso i cinque sensi: la realtà che conosciamo è filtrata da vista, tatto. olfatto, gusto, udito. Addirittura possono  «scegliere quali aspetti del reale siano rilevanti per noi. E non solo: possono anche, per certi aspetti, creare la realtà»  [da Matteo Cerri, La sensibilità dei sensi, Mind, maggio 2020].

Nelle prospettiva di questo studioso, se rileggiamo i testi di B.-P., come linea di partenza, possiamo capire che le attività di allenamento sensi hanno a che vedere con la formazione della persona e la percezione che essa ha nella realtà.

Cliccando sul titolo si va al testo.

Buona lettura.

don Angelo Balcon

martedì 14 aprile 2020

E poi?



Sarà la stessa fatica che fu necessaria per ricomporre il Branco dopo che la pelle di Shere Khan fu portata sulla Rupe del Consiglio...



 Sono passati alcuni mesi da quando Akela non incontra fisicamente i suoi Lupetti, i Vecchi Lupi non si ritrovano per preparare la Riunione. 
Eppure sono i mesi centrali delle attività dell'anno: tempo di Promesse, rodaggio del Consiglio d'Akela, formazione dei Vecchi Lupi, attività natura, Cacce primaverili di Branco e di Distretto, Vacanze di Branco all'orizzonte.. passaggi al Riparto a cui cominciare a pensare.... Branchi lanciati nell'accompagnare i Lupetti a ricevere i Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana in Parrocchia... quanti programmi si sono come congelati. La sofferenza è piuttosto grande... come per tutti del resto...

 Scorrendo gli appunti presi al Campo scuola non troviamo nessun suggerimento per affrontare situazioni come questa. Non si tratta semplicemente di preparare un "piano b" come in caso di maltempo. Si tratta di mettersi in gioco con rinnovata passione e con la convinzione che il Signore ci sta chiamando ad affrontare qualcosa di nuovo e di mai visto, forse di rivedere molte cose. 
Lo Scautismo è collaudato a rispondere con determinazione ed efficacia alle sfide poste dalle circostanze. È esso stesso sfida al tempo.
Però per le sfide ci vuole "stoffa"... e quando ci accorgiamo di non averne molta è necessario metterci in contatto con chi non ha mollato la sua preda nemmeno ora per condividere idee ed esperienze che non sono scritte se non nel cuore di chi ha a cuore i propri Lupetti.

Molti Akela infatti si sono attrezzati con i mezzi della tecnologia: non hanno perso tempo e hanno pensato come vivere il tempo del servizio nel tempo del coronavirus. Qualcuno non s'è accontentato di un messaggio whatssapp, ma è andato oltre... vere e proprie riunioni a distanza ed attività che hanno tenuto desto il Branco.
I Vecchi Lupi, dal canto loro, rover o Rover scout che siano, si staranno preparando: "Manuale dei Lupetti", sussidi di Branca e Vangelo alla mano. Non si può fare altro che prepararsi perché in molti c'è una domanda molto stimolante: E poi... che succederà? Saremo pronti a ricominciare a ritrovarci? Come saranno i nostri canti? Ritroveremo la Famiglia felice di sempre?
Risponderei: certo che sì! Perché ora possiamo attingere ad una miriade di possibilità, senza distrazioni.

La Famiglia Felice non può che essere rafforzata dalla preghiera: una preghiera per l’Italia, per l’enorme responsabilità di chi ci amministra e che deve prendere decisioni per la salute e il futuro di tutti; una preghiera per famigliari ed amici lontani, per fratelli scout conosciuti in chissà che anno o in chissà quale Campo scuola ai quali ci legano medesimi ideali ed una Promessa. 
Una preghiera per questa nostra Europa, fondamentale per il nostro modo di intendere la sua unità e la fraternità tra i popoli che la compongono. 
Per le generazioni come la mia essa è un valore aggiunto per la pace che ha assicurato, per i legami e per i rapporti di fratellanza che nel nostro ambito ci ha permesso di vivere. Per le generazioni più giovani, più disponibili ad avere il mondo come orizzonte della propria formazione e del proprio lavoro futuro, questo Continente è percepito più per le sue strutture il cui linguaggio è diventato incomprensibile, una voce alle volte fuori onda.

Oggi 14 aprile 2020 ho pregato per l’Associazione, per i suoi Capi e le sue Capo, per la fedeltà che ha mantenuto ai principi educativi che le sono propri. Ho pensato a quanti da essa sono stati investiti di responsabilità nel corso degli anni, ma anche chi oggi e in questo contesto attuale, dal rispettivo incarico associativo, è chiamato ad aiutare i Capi a riprendere le attività.
Mi sono tornate alla mente le parola di B.-P. scritte nel 1932, nel pieno di una crisi economica che ha messo in ginocchio il mondo e aperto le porte ai nazionalismi. Su Jamboree del gennaio 1932 scriveva: «Per quanto le nubi economiche attorno a noi divengono più basse e più nere, non è questo il momento per lamentarsi o per rallentare i nostri sforzi. Anzi, proprio il contrario. Ogni nube ha il suo contorno argenteo, e ben presto il sole risplenderà di nuovo».  

Risuonano attuali anche per il nostro oggi! Ben presto il sole rispenderà di nuovo…

Ce lo ha ricordato il Vangelo di questi giorni: Gesù Risorto è vivo e ci precede sempre, quando noi arriviamo Lui c'è già ad aspettarci! Sarà ad aspettarci anche quando usciremo dalle nostre case e non sapremo come fare... nemmeno Pietro sapeva come fare e cosa dire il giorno di Pentecoste... eppure...Da quella storia scaturisce la nostra.
Oggi ho pensato anche con gratitudine alle tante persone incontrate in uscite, campi ed attività e come la mia vocazione sia maturata grazie al mio servizio, in modo speciale il mio servizio educativo in Branca Lupetti.
Del bene ricevuto posso solo che ringraziare il buon Dio; del bene che portò ancora fare con o senza insegne o barrette di Capo, invocherò il suo aiuto per poterlo fare con maggior entusiasmo e maggior impegno là dove Egli oggi mi ha voluto.
L’aiuto di Dio lo chiederò maggiormente per i più giovani, pensando anche a chi si darà il tempo di leggere queste righe: possano essere preparati per tornare a riunire i Branchi quando possibile. 
Non diamo nulla per scontato. Sarà la stessa fatica che fu necessaria per ricomporre il Branco dopo che la pelle di Shere Khan fu portata sulla Rupe del Consiglio.
In questo tempo di obbligata attività ridotta o di inattività «… affrettiamoci a mettere in programma il perfezionamento del nostro metodo, così da poter ben presto influenzare verso il bene non solo, come attualmente, una frangia della popolazione giovanile, ma una larga percentuale».
Non sappiamo se sarà vero, ma proviamoci!

Con questo spirito, oggi martedì dell'ottava di Pasqua, pubblico una parte del primo capitolo sulla formazione sensi per la Branca che più mi ha appassionato.

Buona lettura
Don Angelo Balcon



giovedì 26 marzo 2020

Una nuova pagina: l'allenamento (?) sensi



L'Annunciazione -  Arcabas - Torre de' Roveri


Oggi mi sono capitate sotto gli occhi queste parole:
«Dio è grande non per la sua mole, ma per la sua potenza, lui che nella sua provvidenza ha dato a degli animaletti, come le formiche e le api, dei sensi più acuti che agli asini e ai cammelli. Egli alla pupilla così piccola ha dato tanta forza che, sprigionandosi dagli occhi, abbracci in lungo e in largo, in un baleno, quasi mezzo firmamento».
Ed ancora: «Da un solo punto del cervello, come da un centro, dirama tutti i sensi distribuiti per cinque direzioni».
Sono state scritte da un teologo e poeta cristiano, vissuto nel IV secolo, tra il 306 e il 373 dopo Cristo: Efrem il Siro. Sono contenute in uno dei suoi inni dedicati all’Annunciazione: la Solennità che la Chiesa celebra il 25 marzo.
Parole splendide che accompagnano un testo che inizierò a pubblicare a puntate, riguardante un tema a cui si da sempre troppa poca importanza: l’allenamento sensi.
L’ho iniziato a maggio dello scorso anno, mettendo insieme appunti ed osservazioni sull’argomento, affascinato da quella domanda che B..P. pone nel libro dei Capi quando chiede: «Avete mai visti i bufali in Kensigton park?”. 
Ovvio che no, avrebbero risposto i più… ovvio che sì… avremmo risposto mettendo in moto quella capacità di immaginazione, che - in fondo - è alla base di ogni cambiamento epocale.
L’immaginare non è solo fatto di fantasia, ma è frutto del saper vedere, ascoltare e conoscere… anche con i sensi interni. È frutto di memoria, di intelligenza, di capacità ci cogliere la realtà con una capacità d’insieme. 
Questa capacità la si sviluppa fin dalla nascita, continua con l’educazione e l’educazione è un cammino che sarà tanto foriero di bellezza e di completezza nella misura in cui incontriamo persone mature, capaci di indirizzarci al bene, alla cura di noi, della nostra interiorità oltre che del corpo, nella scoperta della nostra identità e, in fin dei conti, della nostra vocazione. 
Un cammino che ci porta a gustare la vita e a metterla a servizio degli altri per amore di Colui che ci ha dato tutto sé stesso e ci offre la pienezza della vita! E la pienezza della vita passa anche attraverso i sensi, la loro educazione, la capacità di custodirli e di favorire una sensibilità. 
Da ultimo dedicherò un capitoletto anche a questo tema perché le cinque direzioni portano ad un «centro» dal quale tutto parte e al quale tutto arriva.
Il nostro Efrem il Siro lo chiama cuore: «E finalmente da un membro così piccolo, quale è il cuore, somministra la vita a tutto il corpo, volendo farci capire con questi e simili fenomeni, che sa trarre grandi cose dalle più piccole, lui che non è piccolo nelle piccole cose». Abituati ad ammirare il Creato nelle sue sfumature, come il prossimo nei più piccoli particolari, andiamo alla scoperta di ciò che è ritenuto piccolo e generalmente trascurabile, ma determinante per la nostra vita e per la nostra stessa salvezza.
Questo è il percorso in sintesi che vorrei proporre è pubblicando una serie di capitoli dedicati ai sensi, partendo dalla nuova parlata. Ci serve davvero conoscere la nuova parlata, perché è per mezzo di essa che giungiamo al cuore dei bambini per far loro spiccare il volo verso un altro orizzonte, dove gesti, parole e scelte trovano la loro verità: il cospetto di Dio, ovvero quel piano soprannaturale con cui dobbiamo avere dimestichezza perché le attività educative non scadano nella banalità e nella noia.
Non vi sono attività da “copia – incolla”, ma approfondimenti per favorire un cammino sui passi del Vangelo. Forse molti lasceranno perdere dopo aver letto l’introduzione… forse altri potrebbero trovar spunti per il lavoro per completare l’iter di formazione, qualcun altro potrà inventare giochi e attività. 
Nella preghiera di affidamento a Maria, Nostra Signora dell’Annunciazione, che abbiamo ripetuto oggi e come ogni anno dal 1994, mettiamo nelle sue mani la nostra volontà di vivere sempre meglio secondo il Vangelo e la Legge Scout e di servire in ogni momento della nostra vita…

Lo si fa come si può, adattandoci alle circostanze del momento.

Buona caccia.
don Angelo Balcon

25 marzo 2020 - Solennità dell'Annunciazione

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Isole di un arcipelago



domenica 15 marzo 2020

Dare un senso...


Pensieri sparsi.... per dare un senso



Dalla copertina di "Jau!" n. 9 Anno XIII
Quindicinale di formazione e cultura per i lupetti dell'A.S.C.I. - 15 maggio 1958



1. Intorno alla Roccia... per uno sguardo contemplativo e di preghiera

In questo scorcio di anno 2020 in pieno tempo di "quarantena" per tutta Italia, m'è venuto in  mente il racconto della tregua dell'acqua nei suoi passaggi chiave: la giungla è "bloccata" ma tutti si dirigono verso il medesimo punto d'incontro... la roccia della pace... per abbeverarsi. L'arrivo di Shere Khan con la puzza di morte che porta con sé ben "cucita" con il pelo bruciacchiato, concretizza negli occhi di tutti ciò che già si percepisce nell'aria: la paura, il timore, l'ansia.
È un po come quello che accade oggi: tutto è bloccato. La vita normale ci è stata come sospesa.
Lavoro, scuola, università, catechismo, sport, vita delle Parrocchie, vita dei Gruppi e dei Branchi... tutto sospeso. Se alcuni ambiti vivono con i mezzi di comunicazione più moderni, il nostro che è fatto di vita all'aperto e di attività di Branco non è sostituibile con alcun altro mezzo. Le strade e le piazza vuote ci fanno percepire insicurezza e un certo timore...
La Giungla non può fermarsi! Intorno alla roccia azzurra l'acqua continua a scorrere anche nel tempo della siccità che ha reso come incartapecorito il piccolo Mowgli ....
La vita non può fermarsi né congelarsi: c'è Qualcuno che ci invita a guardare sempre oltre e ci chiede di fare nostro il Suo sguardo, per diventare più contemplativo e accorti sulle vicende che inaspettatamente possono cambiare radicalmente la nostra vita.

Anche noi abbiamo la nostra "roccia azzurra" intorno alla quale possiamo far convergere idealmente il nostro sguardo per sentirci "al sicuro". È successo oggi, domenica 15 marzo, alle 11,00 quando anch'io ho accolto l'invito a pregare con le parole della Preghiera del Branco.
Succederà giovedì 19 marzo alle ore 21,00 quando tutta Italia pregherà il Rosario e accenderemo un lume su una delle finestre di casa nostra.
La nostra "roccia della pace" ha un nome e si trova più vicino di quello che pensiamo: non è in mezzo ad un guado irraggiungibile e pericoloso, non si vede solo quando c'è difficoltà e si può apprezzare sempre. È Gesù di Nazaret: l'unica roccia di salvezza che ci ricorda la nostra fragilità, ma anche la forza della fede.

2. Un tempo per la propria formazione permanente.

Nel bel disegno della copertina di "Jau!", Mowgli ascolta - per fare propria - la saggezza di Kaa.
I due amici si guardano negli occhi come sanno fare i Vecchi Lupi in Consiglio di Branco quando si confrontano - da rover - sulla vita del Branco, mettendo in gioco tutto se stessi: «... occorre creare con uno sforzo reciproco di comprensione, un clima di amicizia: occorre sentire nello stesso gli stessi problemi. Occorre credere in quegli ideali che abbiamo abbracciato e a un tipo di vita che abbiamo accettato. Occorre uno spirito: che significa interiorità, carità, Servizio, donazione. Occorre dare prima di ricevere» (in V. Cagnoni, Baden, Tipi edizioni, p. 472)
Questo tempo che implica anche digiuno da tante attività, diventi un tempo da vivere per approfondire, studiare e rivedere anche tante delle nostre scelte. In poche parole il tempo del coronavirus non sarà affatto tempo perso se lo trasformiamo in tempo da dedicare alla propria formazione permanente e il nostro aggiornamento sia metodologico che spirituale.

3. Un tempo per affinare competenze...

Da Kaa, Mowgli ha appreso molte tecniche di vita, strategie per risolvere problemi spiccioli. Da Kaa, Mowgli apprende la concretezza degli insegnamenti di Baloo e che non si va lontano se non abbiamo la ventura di trovare lungo la nostra strada bravi maestri.
Mowgli ha avuto buoni maestri che lo hanno aiutato a diventare competente nelle cose della vita. Nel grande gioco dello Scautismo, ogni Capo è chiamato a diventare - più o meno consapevolmente - maestro per altri. Gesù aveva raccomandato di non essere maestri per altri perché Uno solo è il nostro maestro aggiungendo che il più grande è colui che serve.
Siamo proprio qui: servitori nell'educazione... un compito da vertigine... che ci fa sentire lo sguardo di occhi che copiano il nostro stile, il nostro modo di fare, il nostro modo di essere fedeli alla Promessa e alle Legge scout, per capire se vale la pena...
Al termine del tempo di quarantena, saremo giunti oltre a metà Quaresima... la Pasqua sarà più vicina... avremo avuto tempo per rimettere un po' di ordine in tanti pensieri e comportamenti, aver saputo utilizzare questo tempo apparentemente libero da attività ed impegni, occupandolo per affinare ciascuno le proprie competenze di educatore in modo che la primavera inoltrata sarà arricchita anche dalla sofferenza di non poter uscire, di non sentire il vociare e i canti dei nostri bambini.

Buona caccia.
don Angelo Balcon

lunedì 6 gennaio 2020

Mowgli come cucciolo d'uomo... doveva imparare ben di più

Mowgli come cucciolo d'uomo... 

                                       doveva imparare ben di più




«Doveva imparare ben di più...».
con questa citazione tratta dal racconto «La Caccia di Kaa», completiamo questa raccolta di scritti, pubblicati dal 2012 al 2018 sulla stampa associativa ed ora raccolti in un'antologia ragionata.
L’ultimo articolo di questa raccolta, riassume alcune linee di fondo lungo le quali ci siamo orientati nel lavoro di revisione del Campo scuola di primo tempo e, successivamente, delle Norme direttive di Branca edite nel 2018.
Possiamo riassumere almeno quattro punti del lavoro svolto nell’arco dei sei anni di studio e di confronto.
  1. 1. Le Prove di Pista e quelle delle Specialità Lupetto hanno il compito di aiutare il bambino ad aprire gli occhi sulla propria vita, sulle potenzialità che ciascuno Lupetto ha, imparare che per crescere e maturare “occorre un piano”. In esso i Lupetti non sono solo recettori di giochi, danze e racconti, ma diventano protagonisti grazie al potenziamento del Consiglio d’Akela fissato dalle Norme stesse
  2. Le Norme direttive vogliono aiutare Akela e i Vecchi Lupi ad un confronto serio e motivante tra il loro servizio, la vita concreta dei Lupetti loro affidati, la realtà sociale ed ecclesiale in cui ciascun Branco è inserito. È importante recuperare questa dimensione delle Norme: non solo di confronto e bussola di orientamento, ma di proposta educativa di prim’ordine che aiuti a diventare maggiormente consapevoli della valenza educativa - e perché non anche autoformativa - del Lupettismo.
  3. Si è accentuata la centralità del bambino e, tenendo conto di nuove modalità di apprendimento sia dei Lupetti che dei Vecchi Lupi rispetto al passato, si è voluto focalizzare ancor di più la funzione formativa del Consiglio di Branco verso ciascuno Vecchio Lupo e - parimenti - la funzione del Consiglio di Akela verso ciascun Lupetto: lì i Capi e Vice Capi Sestiglia sono coinvolti consapevolmente nella conduzione della vita di Branco.
  4. Le Norme specificano, rispetto alle altre edizioni, alcuni punti: la formazione cristiana con i riferimenti al Vangelo è a fondamento degli altri tratti della personalità del bambino; così impostata essa può diventare catechesi o primo annuncio là dove il Branco è l’unica realtà educativa in un contesto di vita parrocchiale che non riesce più a sostenere il cammino catechistico dei bambini e la loro iniziazione cristiana. 
  5. L’impostazione generale della Pista, contenuta nei paragrafi introduttivi alle varie parti, chiede al Consiglio di Branco di favorire e valorizzare la varietà dei “saperi” che ciascun Lupetto porta con sé dalla scuola, dal mondo dello sport, dalla propria famiglia: è necessario accentuare un dialogo con il mondo educativo che ruota intorno ai bambini. Soprattutto in ambienti dove c’è povertà di opportunità educative, il Branco può offrire ai bambini possibilità che daranno frutto a suo tempo. L’attenzione che il Consiglio di Branco  è chiamato a prestare anche alle conoscenze di ciascun Lupetto, migliorerà l’attenzione, la sorpresa e l’inventiva nel pensare la presentazione delle attività della Pista.
Il Lupettismo non è destinato a restare ancorato ad un passato bello ma pur sempre passato. 
Esso ha in sé, per sua natura, la capacità di essere aperto al futuro proprio perché ben radicato in una tradizione che rischia di essere troppo poco conosciuta o troppo poco condivisa con i Lupettisti più giovani ai quali oggi sfuggono le motivazioni fondanti di molte scelte pedagogiche.
Il tentativo di comunicarle ai Consigli di Branco attraverso il servizio degli Incaricati di Distretto è stata la via individuata per favorire la fiducia nelle relazioni, che suscita pensiero e riflessione in vista di un agire educativo con i Lupetti, che pone le basi per saper dialogare con il tempo in cui si vive ed entrare in relazione con i cuori e le coscienze con le quali si ha a che vedere.
E concludo citando una bella pagina tratta dal Sermone 241 di Sant’Agostino scritta per i giorni di Pasqua sulla risurrezione dei corpi. Egli scrive: «Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo e l’ordine delle stelle; interroga il sole che col suo splendore illumina il giorno e la luna che con la sua luce attenua l’oscurità della notte che il giorno tien dietro; interroga gli animali che si muovono nell’acqua, che popolano la terra o svolazzano nei cieli...»
Vorremo nutrire la sana ambizione che ai Lupetti venga offerta la possibilità di mettersi in ricerca continua, di interrogare il mondo che li circonda facendoli sentire mai arrivati, di alimentare quella curiosità positiva che li condurrà lontano nella vita una volta ragazzi e poi uomini.
Vorremmo che interrogassero anche l’anima dei loro Capi per sentire vibrare e fare propria, la fiducia e quell’attaccamento alla vita che è propria di Akela e dei Vecchi Lupi e che, un domani, li renderà a loro volta autentico dono alla società, alla famiglia e alla Chiesa.
Buona caccia
don Angelo Balcon

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venerdì 29 novembre 2019

San Francesco d'Assisi e la Pista del Lupetto

Pubblico in forma integrale un testo nato nel corso degli ultimi mesi:

"Le prove della Pista bianca dedicate alla vita di San Francesco d'Assisi". 
Ha un sottotitolo per chi vuole approfondire:
"Come e perché di alcune scelte"

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Vuole essere un omaggio:
  • a chi nel 1949 ebbe l'idea della prima Rupe nazionale francescana di Assisi da vivere nell'Anno santo del 1950;
  • a chi in quell'anno adattò il Lupettismo di B.-P. alla nostra società e ad uno spirito di apostolato senza tradirne i principi, anzi, arricchendolo con un approccio del tutto nuovo alla vita di San Francesco d'Assisi;
  • a chi in quell'anno ideò un modello di Campo scuola a Roviano a fine dicembre 1949 che sta a fondamento della formazione capi attuale e a chi vi partecipò consegnandoci non solo un ricordo, ma anche i testi che sono sparsi tra le righe del nostro Manuale di Primo tempo;
  • a chi con dedizione e fiducia, sa riconoscere la ricchezza di un linguaggio educativo e si spende con il proprio servizio affinché essa possa essere tramandata fedelmente e sopratutto possa essere assaporata da quanti lo vivono dal di dentro, a fianco di giovani Capi e dei Lupetti loro affidati.
Buona caccia!
don Angelo Balcon

29 novembre 2019

venerdì 18 ottobre 2019

Il Grande Urlo e la pedagogia del servizio in Branca Lupetti

IL GRANDE URLO

E LA PEDAGOGIA DEL SERVIZIO IN BRANCA LUPETTI

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Foto dei Lupetti del Branco di Busnago

Primo pensiero introduttivo.

 «Il compito dell’educazione appare quello di aiutare non tanto a diventare uomo, ma a essere uomini: ogni bambino è chiamato a essere uomo vivendo la sua infanzia e la sua fanciullezza, non come spettatore dell’umanità, non come chi è in sala d’attesa per essere ricevuto nel convito dell’umanità, ma in quanto vi partecipa già, a pieno diritto»

Sono parole di Romano Guardini, tratte dalla sua  Etica a pag. 593

Il Grande Urlo rende il bambino protagonista della sua crescita: in esso c'è l'armonia di un rituale, l'aspetto ludico ben ordinato, il richiamo a delle consegne morali che il bambino è chiamato a mettere in atto con tutta la sua inesplorabile energia richiamate dallo sguardo di Akela e dalla compagnia silenziosa degli altri Vecchi Lupi, tutti insieme nell'unico cerchio di parata a simboleggiare che tutti siamo reciprocamente attivi e sinceri custodi gli uni della vita degli altri. Dove, più che in Cerchio, si vive e si educa a quella prossimità della parabola del buon samaritano?  Non per nulla si fa all'inizio della Riunione di Branco... ed alla fine... come mandato... una liturgia della vita che ha un proprio Misse ita est....

Secondo pensiero introduttivo

«L’infanzia è, tra tutti, il luogo che si porta sempre con sé nel bene e nel male», perché «è l’infanzia il luogo in cui ci siamo risvegliati alla vita» 

Queste  invece sono parole di Maria. Zambrano tratto dal suo libro Per l’amore e per la libertà. Scritti sulla filosofia e sull’educazione, Marietti 1820, Genova 2008, pagina 170.

Il Branco è per eccellenza il luogo dove alcuni giovani, per il loro servizio, si prendono cura dell'infanzia dei bambini del loro paese, della loro Parrocchia, del loro quartiere... Lo "spirito d'infanzia" è raccomandato da B.-P. nel Libro dei Capi e nella terza parte del Manuale dei Lupetti, da tutte le indicazioni perché i Lupetti di oggi possano ricordare per la vita quel periodo della loro infanzia grazie al buon ricordo del servizio dei loro Capi. 

Per questo il Grande Urlo va a collocarsi tra le cerimonie che, più vissute dal Branco e che personalmente ciascun Lupetto attende con ansia di poterlo guidare, farà parte di un patrimonio di ricordi ai quali, una volta Rover e Capo, egli vi troverà ancora la radice feconda della propria vocazione al servizio.

Buona caccia.
don Angelo Balcon

L'articolo correlato si trova:

lunedì 7 ottobre 2019

San Francesco d'Assisi... più che un Santo Patrono (3)


San Francesco d'Assisi... più che un Santo Patrono



Una seconda radice. I doni e i talenti di Francesco d'Assisi


«Non si ama se non si conosce, ma non si arriverà pienamente ad avvicinare e penetrare, a conquistare lo spirito di San Francesco, se non amandolo profondamente e intimamente, con tutto il nostro cuore e il nostro cervello. Il soffio mistico, che ci sarà recato nei momenti più raccolti del nostro ritiro, non deve essere soltanto frutto di una violenta impressione (e perciò stesso passeggera ed imprecisa) ma è desiderabile sia quanto più possibile ragionato, goduto, raccolto da ogni nostra facoltà migliore, per farne una inesauribile riserva di spiritualità e di entusiasmo per i giorni grigi»
Attorno alla Rupe, n. 5, Aprile 1954

Con queste parole scritte da Pierpaolo Severi nel 1954, per presentare il terzo convegno ad Assisi dell'ASCI, introduco la terza parte di questa raccolta di riflessioni dove metto a disposizione in modo ordinato quegli appunti a mano che hanno poi preso forma nei testi delle prove di pista nelle Norme direttive edizione 2018, riguardanti la vita di San Francesco d'Assisi. 
Sono del parere, e lo resto, che «Non si ama se non si conosce».
Cliccando sul titolo si va all'articolo.
Buona caccia.
                                                                                                       don Angelo Balcon 

venerdì 4 ottobre 2019

San Francesco d'Assisi, più che un patrono... (2)

San Francesco d'Assisi e la Pista del Lupetto 
Seconda parte






Cari amici, Francesco è stato un grande santo e un uomo gioioso. La sua semplicità, la sua umiltà, la sua fede, il suo amore per Cristo, la sua bontà verso ogni uomo e ogni donna l’hanno reso lieto in ogni situazione. Infatti, tra la santità e la gioia sussiste un intimo e indissolubile rapporto. Uno scrittore francese ha detto che al mondo vi è una sola tristezza: quella di non essere santi, cioè di non essere vicini a Dio. Guardando alla testimonianza di san Francesco, comprendiamo che è questo il segreto della vera felicità: diventare santi, vicini a Dio!
Ci ottenga la Vergine, teneramente amata da Francesco, questo dono. Ci affidiamo a Lei con le parole stesse del Poverello di Assisi: “Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te nata nel mondo tra le donne, figlia e ancella dell’altissimo Re e Padre celeste, Madre del santissimo Signor nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo: prega per noi... presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e Maestro” (Francesco di Assisi, Scritti, 163).

Papa Benedetto XVI, 27 febbraio 2010 - Udienza generale


Prendo spunto da queste parole del Papa emerito Benedetto XVI per introdurre la seconda parte del testo San Francesco d'Assisi e la Pista del Lupetto perché proprio nella Pista c'è più di un segreto che conduce alla felicità...
Cliccando sul titolo si accede all'articolo pubblicato su Calaméo.

Per le puntate precedenti clicca su:

giovedì 3 ottobre 2019

San Francesco d'Assisi: più che un Patrono... (1)



François-Léon Benouville (1821-1859) -  Saint Francois d'Assise, transporté mourant à Sainte-Marie-des-Anges, bénit la ville d'Assise (1226)
1853, olio su tela cm 93x240 - Parigi, Musée d'Orsay

Nell'anno ventesimo della sua conversione, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia.
Quando vi fu condotto, per dimostrare che, sul modello di Cristo-Verità, egli non aveva nulla in comune con il mondo, durante quella malattia così grave che pose fine a tutto il suo penare, si prostrò in fervore di spirito, tutto nudo sulla nuda terra: così, in quell'ora estrema nella quale il nemico poteva ancora scatenare la sua ira, avrebbe potuto lottare nudo con lui nudo.
Così disteso sulla terra, dopo aver deposto la veste di sacco, sollevò la faccia al cielo, secondo la sua abitudine totalmente intento a quella gloria celeste, mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro, che non si vedesse.
E disse ai frati: " Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni ".
Dalla Leggenda maggiore di S. Bonaventura da Bagnoregio - Fonti francescane 1229

Le ultime parole di San Francesco d'Assisi così come riportate da San Bonaventura, mi hanno sempre colpito, ma mi hanno anche aiutato a riflettere sul ruolo educativo di un giovane Vecchio Lupo che ha davanti a sé dei giganti in umanità che si sono ispirati a Cristo e che gli chiedono di essere "tramite" per infondere nel cuore dei bambini la gioia di vivere il Vangelo, in quella comunità educante che è il Branco.
Perché Cristo insegna ai Lupetti dei nostri Branchi a fare la propria parte, nella concretezza delle scelte di vita dei loro Capi ed Assistenti e per l'impegno educativo dei Vecchi Lupi.
Con questa serie di articoli, vorrei motivare alcuni aspetti della pedagogia francescana della Branca Lupetti e spiegare il motivo della scelta di alcune Prove della Pista nella nuova edizione delle Norme direttive del 2018.
Buona caccia.
don Angelo Balcon

lunedì 23 settembre 2019

Infanzia rubata? Bandar di oggi

Infanzia rubata?
Bandar di oggi





Per introdurre l’articolo: «Infanzia rubata? Bandar di oggi», a firma di Giuliano Furlanetto, abbiamo colto alcuni spunti - che in verità non possono che essere accolti come un impegno per rinnovare la nostra passione educativa - da un testo di Papa Francesco che sintetizziamo per punti come di seguito.
Nell'articolo abbiamo messo in luce alcuni aspetti che erano già emersi nel tempo di approfondimento e studio dei testi che sono poi stati pubblicati nelle Norme direttive di Branca Lupetti nell'edizione 2018.
  • la necessità di una logica di alleanza educativa è sentita ormai da anni ed è stata concretizzata in quelle prove della Pista i cui contenuti sono appresi in altri contesti quali la scuola, il catechismo, altre attività del tempo libero quali lo sport. Del resto il Lupettismo fin dai suoi inizi, aveva indicato ai Capi Branco la necessità di conoscere i vari ambiti di vita del bambino per sapere cosa da essi potesse apprendere per essere valorizzato nella vita di Branco.
  • la necessità di un impegno educativo a lunga durata e quindi il favorire la permanenza nella conduzione delle attività che vada ben oltre i tre anni. Per questo è stato inserito il paragrafo sulla formazione metodologica degli Aiuti per favorire la consuetudine per la quale ogni Akela è anche formatore dei suoi Aiuti e li aiuta a completare in Branco quanto iniziato nei Campi scuola.
  • la capacità di leggere nel Metodo e di saper utilizzare quegli elementi che sempre sono capaci di anticipare modalità educative che gli permettono di essere al passo con i tempi e i bisogni delle generazioni a venire.


Il 12 settembre Papa Francesco ha inviato un Messaggio per il lancio di patto educativo globale per promuovere insieme ed attivare quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in senso positivo.

Se questo è l’obiettivo generale, il Papa ne indica anche di particolari:

«Mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna».

Offre una lettura sintetica di una problematica urgente: 

«Il mondo contemporaneo è in continua trasformazione ed è attraversato da molteplici crisi. Viviamo un cambiamento epocale: una metamorfosi non solo culturale ma anche antropologica che genera nuovi linguaggi e scarta, senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia. L’educazione si scontra con la cosiddetta rapidación,che imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica e digitale, cambiando continuamente i punti di riferimento. In questo contesto, l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che «contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica» (Enc. Laudato si’, 18)»

Il Papa poi indica tra passi da compiere

Primo:
«In primo luogo, avere il coraggio di mettere al centro la persona. Per questo occorre siglare un patto per dare un’anima ai processi educativi formali ed informali, i quali non possono ignorare che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare - secondo una sana antropologia - altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso. In un percorso di ecologia integrale, viene messo al centro il valore proprio di ogni creatura, in relazione con le persone e con la realtà che la circonda, e si propone uno stile di vita che respinga la cultura dello scarto».

Secondo:
Un altro passo è il coraggio di investire le migliori energie con creatività e responsabilità. L’azione propositiva e fiduciosa apre l’educazione a una progettualità di lunga durata, che non si arena nella staticità delle condizioni. In questo modo avremo persone aperte, responsabili, disponibili a trovare il tempo per l’ascolto, il dialogo e la riflessione, e capaci di costruire un tessuto di relazioni con le famiglie, tra le generazioni e con le varie espressioni della società civile, così da comporre un nuovo umanesimo.

Terzo
Un ulteriore passo è il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità. Il servizio è un pilastro della cultura dell’incontro: «Significa chinarsi su chi ha bisogno e tendergli la mano, senza calcoli, senza timore, con tenerezza e comprensione, come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli. Servire significa lavorare a fianco dei più bisognosi, stabilire con loro prima di tutto relazioni umane, di vicinanza, legami di solidarietà».[1] Nel servizio sperimentiamo che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr Atti degli Apostoli 20,35).

Ed infine c’è anche una richiesta.
In questa prospettiva, tutte le istituzioni devono lasciarsi interpellare sulle finalità e i metodi con cui svolgono la propria missione formativa.

Buona lettura con la fiducia di offrire un pensiero capace di stimolare riflessione educativa nei Capi e negli Assistenti.

                                                                                                      don Angelo Balcon
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L'articolo è reperibile anche in:
- ELENCO CRONOLOGICO DEGLI ARTICOLI

sabato 21 settembre 2019

Sulle buone abitudini - seconda parte

Creare buone abitudini nella vita di Branco



Il 19 settembre 1989 moriva Vera Barclay, dimenticata da tutti malgrado il suo lungo servizio nello Scautismo a fianco di B-P. fin dal 1916.
Fu la prima Akela d'Inghilterra e ai suoi scritti dobbiamo molto perché, come si può leggere sulla sua tomba nel cimitero di Sheringham, fu co-fondatrice del Lupettismo.
Fu il genio femminile -  come la definì mons. Andrea Ghetti facendo eco al giudizio di p. J. Sevin che la ebbe come Capo campo  - che diede sostanza ad un'esperienza educativa per bambini arricchendola con approfondimenti metodologici grazie ai quali è stato possibile delineare un Lupettismo cattolico a partire dal «Manuale dei Lupetti» al quale collaborò.
Creare buone abitudini in vista di una vita adulta matura, fu uno dei temi ricorrenti nel suo pensiero educativo e, nel ricordare i trent'anni della sua morte, con gratitudine e per riscattare l'oblio in cui è caduta la sua memoria, dedichiamo - sommessamente e con modestia - questa pagina di approfondimento del Manuale dei Lupetti.
Cliccando sul titolo si accede all'articolo.

Buona caccia
21 settembre 2019
                                                                     don Angelo Balcon

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- Con la matita in mano - Appunti sul Manuale dei Lupetti
- Elenco cronologico degli articoli
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martedì 17 settembre 2019

Con le reti di Pietro

Ovvero: «Che farebbe un Consiglio d'Akela nei panni dei Dodici?»

Immagine tratta da "Piste" - Edizione 1950


Siamo ormai a metà settembre: è tempo di raccogliere le idee a partire dal numero dei Lupetti del Branco: chi passerà in Riparto? Chi sarà in Consiglio d'Akela? Chi potrà essere tra i nuovi Cuccioli?
Ci sono almeno due motivi che ci spingono ad invitare tanti bambini ad entrare nel Branco:
la passione educativa e il secondo che dà sostanza e fondamenta al primo: l'apostolato.
L'articolo che trovate cliccando sul titolo, spiega proprio questo aspetto di un servizio educativo che è ecclesiale per sua natura e per scelta associativa.

Buona caccia!
don Angelo Balcon

L'articolo è reperibile anche nelle pagine