Testa, mani e cuore
Riflessione su temi educativi a partire da un intervento di papa Francesco
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1. Dedica e presentazione
Un anno fa moriva Fulvio
Janovitz. Non l'ho conosciuto di persona, ho avuto con lui una telefonata,
mi ha parlato di lui un amico comune Toni Covacic.
Dei suoi scritti sul
Lupettismo, sono intrise le mie riflessioni, perfino le omelie che ho tenuto in
tanti anni di Campo scuola, fin dal 1997 anno della mia ordinazione presbiterale, quando da Capo cominciai il servizio di Assistente. Coniugare il Metodo con il Vangelo e cercarvi in esso quelle tracce di Vangelo... è sempre stato il mio "pallino" e gli scritti di Fulvio Janovitz del 1965 sull'assistente in Branco mi hanno dato delle "dritte" fondamentali.
Pochi come Fulvio Janovitz hanno saputo fissare con chiarezza e
lucidità, capacità di leggere i cambiamenti in corso nella vita dei Lupetti e
dei giovani Vecchi Lupi quei punti fermi del Lupettismo di B.-P. traghettati nella pedagogia scout intesa cattolicamente dal genio di Fausto Catani. Per questo mi è venuto spontaneo pensare a Fulvio.: un pensatore (testa), un appassionato dell'uomo e delle sue capacità e di Dio (cuore), che ha elaborato un lupettismo pratico, pensando di raggiungere (mani) giovani italiani di ogni tipo di estrazione sociale e culturale.
Le sue intuizioni su B.-P. e la
sua capacità di attualizzazione del Lupettismo, sono anche la solida ossatura
di un lavoro decennale che ha caratterizzato il servizio in Branca Lupetti di
Luigi Tedeschi e di Augusto Ruberto. Furono loro a chiedere a Fulvio, insieme a Toni, P. P, Severi, Tito Pagnutti e Sergio Durante, "la lettura critica" delle prime Norme direttive di Branca lupetti
edite nel 1978 e fissare quelle premesse fuori dalle quali il Lupettismo diventa altro.... Ma questa è storia tramandata...
Il lavoro profondo e delicato
di studio dei testi delle Norme e dei Manuali di campo scuola, ci hanno
permesso di trovare proprio negli scritti di Fulvio Janovitz le fonti di tanti
testi che molti di noi - lupi del pelo color del tasso -
ricordano per la sintesi e la freschezza, i contenuti poderosi: basti a pensare
la formazione cristiana in Branco o ai racconti giungla.
Non dimentichiamo però la Rupe
di Assisi: quella del 1965 è stata la capofila ed un modello anche per le
nostre. Presentandola sul n. 87 di “Estote parati” n. 87 del luglio 1964 fissa
quegli obiettivi base, che ho voluto ricordare richiamando alcuni punti fondamentali
in una lettera ai Capi dei Branchi di formazione della Rupe del settembre 2017.
Leggendo la sua autobiografia - ormai consunta - "La
pietra di identificazione. Memorie e ricordi 1938 - 1945" Ed. Giuntina
2017 - mi ha colpito l'ultimo paragrafo con la sua domanda finale:
«Questa è la mia vita. Ho sempre
creduto nella libertà e di essa sono stati i miei Altväter Benedetto Croce e
Robert Baden - Powell. Perché ho scritto queste righe, poche e piuttosto
fredde, per una vita piena e che lascia, almeno così spero, delle tracce sotto
vari aspetti notevoli» e continua: «l’ho fatto per rispondere a quell’interrogativo
che mi son posto nel ’45 uscito dall’incubo della persecuzione nazifascista: “perché
mi sono salvato?”.
Il posto occupato dallo Scautismo, e dal Lupettismo in
particolare, nella ricerca di una risposta, è stato fondamentale, al punto da
lasciare una traccia indelebile ed un modo di intendere il Lupettismo cattolico,
come mezzo sicuro di apostolato, stile cristiano di intendere la vita e le cose
di questo mondo, da offrire al prossimo come testimonianza silenziosa ed operosa,
sempre in ricerca accorta e puntuale dei modi con i quali il Signore ci viene
incontro.
Anche qua Fulvio Janovitz nella sua biografia ci consegna parole
intensissime, dove la sua formazione culturale interroga la solidità della sua
fede e la fa maturare nella lettura appassionata dell’Antico e Nuovo testamento
e nella comprensione della liturgia, linguaggi che possono unire storie e
tradizioni culturali diverse.
Ed in fondo è ciò che accade nello e con lo Scautismo, dove tante
vite, con i pregressi più disparati, possono trovare occasione di incontro, di formazione
su base comune ed anche di conversione.
2. Cosa abbiamo imparato: "Conoscere,
scoprire e riscoprire".
Questi
tre verbi sono il titolo di un articolo di un altro lupettista cresciuto alla
scuola di Fausto Catani e di Fulvio Janovitz, Titta Righetti, che traduce lo
spirito di Assisi così come lo prospettava il suo Akela: «la ricerca di una
medesima maniera di vivere il nostro cattolicesimo, la gioia nostra che deriva
anche dal sentir vivo – con la semplicità e l’immediatezza dei bambini, non con
la loro immaturità – il principio per cui dove due o tre nel mio nome, Io sono in
mezzo a loro». [Attorno alla Rupe, in EP, n. 87 luglio 1964, pg 467]
Un servizio formativo che sia coscienzioso ed efficace, parte da
questi tre verbi intorno ai quali possiamo tessere la trama di un metodo che corre
sempre il rischio di essere ridotto ad un banale repertorio di cose da fare per
riempire il tempo di bambini annoiati. Il metodo lupetto nella sua semplicità
di “Gioco – Giungla – Tecnica e Famiglia Felice” è educazione, è strumento di
educazione. Mano a mano che un Capo cresce e matura, cambiando anch’egli più
volte pelle… comprende però che la sua riflessione educativa – dove vita
concreta dei bambini e Metodo si incontrano in un felice e fecondo dialogo – rende
il Lupettismo fonte di autoformazione in prospettiva di liberare sempre nuove energie di umanità rendenta da Cristo, da Lui amata e perdonata.
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Il metodo va conosciuto: per conoscerlo occorre dedicare del tempo;
i "segni dei tempi" lo rendono strumento efficace e dinamico per
scoprire nuovi orizzonti verso cui puntare per parlare a sempre nuove
generazioni; il contatto con i bambini o i giovani Capi in formazione - con le
dinamiche attuali della loro esistenza – permette di riscoprire continuamente
quei principi educativi che permettono di dare risposte educative immediate e
sicure anche ai bambini e ai ragazzi di questo nostro oggi così complesso e parimenti
ricco di possibilità.
Dentro tale complessità portiamo la semplicità di Francesco d’Assisi,
dal quale non finiremo mai di imparare come “fraternità” e “formazione” vanno
di pari passo, proprio per rendere presente il Risorto ed incontrarlo ancora,
sulla nostra strada, che alle volte cerca altri sbocchi come per i discepoli di
Emmaus…
Così l’articolo che troverete qui, vuole aiutarci ad approfondire
per conoscere, scoprire e riscoprire…
Buona cacciadon Angelo Balcon
